La denuncia: «Ragazzine assediate alle fermate del bus a Ponente». È allarme sicurezza per le giovanissime, ma non solo

Una donna racconta sui social di aver difeso col marito una quattordicenne da un gruppo di ventenni e di aver temuto che la vicenda volgesse al peggio. Altre persone della zona confermano che esiste una situazione che spaventa tutti e che coinvolge non solo i più giovani, generalizzata a tutto il ponente. Ne esce un quadro preoccupante che sconfina dalla mera sicurezza e dalla tutela dei mezzi pubblici verso ambiti sociali. L’assessore Robotti: «È una situazione che riguarda tutta la giunta e la Sindaca, ma anche ciascun cittadino»

A raccontare tutto è Antonella Malvezzo. Il suo post, pubblico, ci è stato segnalato da diversi cittadini del ponente genovese che hanno confermato che la situazione è davvero difficile. «Non amo fare commenti del genere sui social, ma vorrei sapere se secondo voi è normale che ha ragazzina di quattordici anni non possa andare alla fermata dell’autobus e prendere un bus per pochi chilometri per raggiungere i suoi amici, perché riceve costantemente commenti non graditi, apprezzamenti pesanti per non dire volgari e gesti di richiamo – scrive la donna -. Ieri una ragazzina si è avvicinata a noi piangendo perché giustamente si è spaventata. Quando abbiamo chiesto a questi elementi di smetterla abbiamo ricevuto parolacce, e per un attimo ho pensato potesse finire peggio. Io e Nicola. Voi sapete dove sono cresciuta, quindi sono sempre stata tollerante nei confronti di tutti, senza alcuna distinzione. Ma in venticinque anni al cep sono salita a piedi o con i mezzi a qualsiasi ora e mai mi sono sentita in pericolo, nemmeno da sola. Oggi le nostre figlie hanno paura di prendere i mezzi per spostarsi nella nostra città e chiedono il motorino per essere non essere vittime di certi comportamenti. Questa è Genova, questi sono i nostri tanto discussi mezzi Amt. E io sinceramente sono arrabbiata di sentire e vedere certe cose. Quella ragazza poteva essere mia figlia, erano le nove di sera, noi ci siamo comportati in un certo modo, ma capisco chi non farebbe lo stesso, forse per paura. Mia figlia mi ha detto che certi comportamenti nei loro confronti sono all’ ordine del giorno. Oggi questa ragazzina mi ha ringraziato e mi ha detto che hanno iniziato dalla fermata dell’ autobus e ha aggiunto :menomale che non sono scesi e mi hanno seguito. Era sollevata di non aver ricevuto un trattamento peggiore. Io penso che sia arrivato il momento di dire basta , quantomeno di indignarsi e di cercare delle soluzioni, non di certo di viverle come normali». Il fatto è avvenuti nel tratto tra Voltri e Pra’.
Ne segue una discussione non gridata, piuttosto ragionata, che però non nasconde la situazione di vera emergenza.
Le risponde nei commenti un’altra donna, Eleonora Ciurcina: «Qualche settimana fa io e Flavio abbiamo chiamato la polizia perché è successa la stessa cosa ad una ragazzina di 13 anni… dal capolinea del 199. È diventato uno schifo…».
I commenti sono numerosi, tutti tesi a confermare la situazione di emergenza.
Andrea Maganuco, governatore della Misericordia Ponente (molto attiva in zona anche con molte iniziative a carattere sociale), scrive: «Molti di noi hanno figli, piccoli o grandi che siano. È ora di iniziare a proteggerli sul serio, presidiando i luoghi dove succedono la maggior parte di questi episodi. O la smettono, o la smettono. Se ci contiamo, siamo più di 20 o 30 persone: questi sono i soliti che, quando vedono 3 o 5 persone unite, abbassano la testa e se ne vanno. Facciamoci vedere, facciamoci sentire. E i nostri figli e nipoti, un domani, ci ringrazieranno».
Paola Magnasco risponde: «Purtroppo è così ovunque e a subire molestie e violenze sono indistintamente maschi e femmine, vecchi e giovani, con una prevalenza sul binomio “donna giovane”. Credo che ci dovremmo fermare a riflettere su cosa non ha funzionato e quindi dove poter lavorare riguardo ai grandi concetti/temi di rispetto per l’altro, solidarietà, comunità, consenso, ecc. Sono molto amareggiata e preoccupata per mia figlia, poco più che 11enne che sta iniziando ad “esplorare il mondo” con le amichette al pomeriggio, al momento il quartiere mi sembra ancora un luogo sicuro, ma non si può mai sapere.. In un contesto, in un tessuto sociale che non dà sicurezza, quale autonomia e libertà si possono avere? E non credo che la soluzione stia nelle “ronde”».
Luca aggiunge: «Condivido pienamente. È un paradosso dirlo, ma nonostante le situazioni di disagio che c’erano quando eravamo noi ad averli 14 anni c’era comunque una forma di rispetto sociale che si è totalmente persa, Io non ho più neanche il piacere di uscire alla sera con il cane perché la zona è totalmente degradata abbandonata a se stessa e ricca di personaggi con il quale è facile finire in una brutta discussione. Avete fatto più che bene a aiutare la ragazzina. Lo avremmo fatto e l’abbiamo fatto in altre situazioni anche noi, ma si rischia davvero di finire in una situazione spiacevole».
C’è anche chi segnala che la situazione non è molto diversa sui mezzi pubblici di tutto il ponente.
«Purtroppo tema che non riguarda solo trasporti e mobilità – dichiara l’assessore ai Trasporti Emilio Robotti -. In questo caso c’è anche un’esigenza di sicurezza di competenza dell’assessora Arianna Viscogliosi e relativa al Welfare con l’assessora Cristina Lodi e relativa alla scuola, di competenza dell’assessora Rita Bruzzone. Insomma è una situazione che riguarda la giunta tutta e la sindaca Silvia Salis. Ma nessuno/a, dentro o fuori le istituzioni, può ritenersi assolto, perché siamo coinvolti/e, noi uomini prima di tutto e dobbiamo fare la nostra parte perché questo non accada. Importante anche la solidarietà e le reazioni di noi tutti/e, come in questo caso, perché in certe situazioni possono davvero fare la differenza. Grazie quindi alla cittadina. La battaglia per la parità di genere è lunga e difficile, ma qualche passo avanti lo abbiamo fatto, e non possiamo né dobbiamo fermarci».
In copertina: foto di repertorio
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